Gruppo Sportivo Ponte Buggianese
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Il gruppo Sportivo Ponte Buggianese nasce nel mese di luglio del 1968. Un gruppo di vecchi appassionati e praticanti di ciclismo si riunisce nella “sala della musica” e attorniati da una folta schiera di giovani esuberanti fonda una nuova società sportiva chiamata “ GRUPPO SPORTIVO PONTE BUGGIANESE”.
L’idea piace assai e sono molti gli appassionati che si avvicinano alla neonata società proprio in un periodo in cui il ciclismo vive uno dei momenti di massimo splendore. Si inizia con l’organizzare gare in circuito per dilettanti, anche per celebrare i due beniamini di casa Dini Carlo e Sorini Giulio, che oltre ad essere piuttosto bravi sono riusciti a creare in paese un certo dualismo che non guasta, ma che avvicina ancor di più il pubblico alle corse. Organizzare gare va bene, la gente si diverte, si guadagna anche qualche soldo per rimpinguare le casse della società, ma presto tutto questo non basta più. Nasce l’esigenza di mettere su una squadra propria per la quale andare a tifare la domenica e alla quale dedicare tutta la passione che i pontigiani sanno esprimere.
Nasce la prima squadra di esordienti con corridori tutti locali, che però non ottiene risultati di rilievo, ma l’entusiasmo dei dirigenti non cambia, ben consapevoli che prima o poi arriveranno anche le soddisfazioni, ed, infatti, ben presto arriva anche la prima vittoria per merito di un ragazzo da poco venuto ad abitare a Ponte Buggianese. E’ un’annata trionfale per la giovane società pontigiana che comincia ad assaporare il gusto della vittoria. Anche i ragazzini locali sono coinvolti nella ventata di entusiasmo che si respira in paese per questo sport e in molti si avvicinano al ciclismo con risultati alterni, ma anche con ottime soddisfazioni. Gli anni passano e arriva la prima vittoria in una gara a tappe, la prima maglia di campione toscano, la vittoria nella “Coppa d’Oro”, il campionato toscano femminile, il primo titolo tricolore, e purtroppo anche una grande disgrazia per la perdita di un nostro ragazzo.
Ma il gruppo sportivo va avanti e dal lontano 1968 di strada ne ha fatta e ne ha fatta fare tanta. Sono cambiati i tempi, gli uomini, le abitudini, le gare e in un momento in cui il ciclismo attraversa uno dei suoi momenti più difficili il Gruppo Sportivo Ponte Buggianese si propone ancora come punto di riferimento per i giovani e per gli adulti, al punto di esercitare un’attività che va dai giovanissimi fino ai ciclosportivi, un’attività che si estrinseca attraverso attività ludiche, sportive, organizzative e sociali.

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IL PRIMO PRESIDENTE - (clic per aprire foto)

Non poteva che nascere da un grande campione la spinta per far partire a Ponte Buggianese una nuova società di ciclismo. Nel 1968 Rino Benedetti, ormai a fine carriera, ma ancora amatissimo in paese dà la spinta giusta per partire. E’ lui che si assume la carica di presidente della nascitura associazione e insieme a personaggi famosi nel ciclismo come Renzo Stinchetti e Bellandi Mario coinvolgono nella loro avventura un gruppo di giovani e giovanissimi dirigenti. Si fanno già notare personaggi come Gialdini Luigi e Talini Luciano che poi avranno una grande importanza nel prosieguo dell’attività sociale rivestendo entrambi per molti anni la carica di presidente.

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LA PRIMA VITTORIA - (clic per aprire foto)

E’ un ragazzo immigrato, proveniente dalla Sardegna, a dare al locale gruppo sportivo la gioia della prima vittoria. Accade in una domenica primaverile dell’anno 1969 ed è un autentico trionfo. La squadra è composta da due soli corridori che partecipano all’attività della categoria esordienti. Sono Angelo Carta da Fonni e Pagni Leo, pontigiano purosangue. I due ragazzi corrono a Larciano sul circuito di Castelmartini: a metà gara Angelo attacca e se ne va tutto solo. La sua azione è travolgente e non lascia scampo agli altri, ma quando ormai la gara è vicina all’epilogo, anche Leo esce dal gruppo e si lancia all’inseguimento del compagno ed amico. I due ragazzi giungono nell’ordine ed esplode la gioia dei numerosissimi pontigiani al seguito. La festa continua anche verso casa. Un lungo corteo di auto a clacson spiegato irrompe in Via Gremignaio e poi nell’aia dell’abitazione di Angelo Carta. La madre si precipita fuori piangendo, pensando a chi sa quali disgrazie, ma poi appaiono i fiori, i baci, gli applausi e le lacrime si trasformano in lacrime di gioia. Bellissimo.

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LA PRIMA VITTORIA A TAPPE - (clic per aprire foto)

Più che di una vittoria in una gara a tappe, si tratta di una challange a punteggio riservata alla categoria “Leva esordienti”. E’ un giovanissimo Pucci Piero che si aggiudica la classifica finale del Mese della Leva del 1972 che si disputa sulla distanza di quattro prove da corrersi in quattro domeniche consecutive. E’ vero che si tratta di una manifestazione per giovanissimi, ma già da qui si può intravedere quello che sarà un futuro radioso per il giovane Pucci che diverrà uno dei più forti atleti a livello regionale, imbattibile sul passo e nelle gare dure e impegnative. Sua l’unica vittoria nella categoria Juniores con le maglie del Ponte Buggianese, oltretutto ottenuta in una gara che all’epoca andava per la maggiore a livello nazionale: la coppa Linari che si correva a Borgo a Buggiano.

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IL PRIMO CAMPIONATO - (clic per aprire foto)

E’ di Osvaldo Lavorini la prima vittoria in un campionato toscano. Corre l’anno 1979 e siamo in piena estate. Osvaldo ha preparato bene questa gara. E’ stato ad ossigenarsi in montagna, ha studiato il percorso nei minimi dettagli e sa bene che la gara sarà controllatissima e che si può decidere solo sul Termine di Buti, ultima asperità prima del balzo verso l’arrivo di Fornacette. Se arriva in volata è fatta. In volata è il più forte e nessuno lo può battere. La corsa si mette bene. Va via un gruppetto di quattro unità con dentro il nostro Bacci Sergio. Osvaldo controlla e lascia che siano gli altri a sopportare il peso dell’inseguimento. Al terzo ed ultimo passaggio su Santa Maria a Monte, Osvaldo è leggermente defilato in fondo al gruppo, ma ancora in grado di riagganciare i primi, operazione che riesce in pieno e secondo gli ordini ricevuti si presenta all’attacco del Termine di Buti in testa. Scollina di nuovo in fondo al gruppo, ma attaccato alla fila. E’ fatta. Sul lungo e grandissimo rettilineo d’arrivo Osvaldo non ha difficoltà a trovare il varco per passare. A cento metri dall’arrivo esce come una furia dal gruppo, si toglie gli avversari dalla ruota e trionfa a braccia alzate. E’ il nuovo campione toscano per la categoria allievi.

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LA COPPA D’ORO - (clic per aprire foto)

L’articolo sulla rivista illustrata “Tuttobici” che celebrava la vittoria di Simone Biasci nella Coppa d’Oro iniziava così: “Con tutto il rispetto per la Milano San Remo e per la Parigi Roubaix, ma la Coppa d’Oro e un’altra cosa.” E l’apertura del servizio giornalistico del bellissimo servizio mandato in onda da RAI 3 iniziava così: “ Ubaldo Pagni, metalmeccanico di Ponte Buggianese è il vincitore della Coppa d’Oro”.
E’ vero la Coppa d’Oro è un’altra cosa. Nel panorama ciclistico nazionale ed internazionale è impossibile trovare un’altra gara che abbia lo stesso fascino, la stessa apoteosi, lo stesso folclore che la circonda, lo stesso numero di partenti, la stessa organizzazione e la stessa formula che poi l’ha resa famosa e che ha decretato il suo successo. Sì, perché nella Coppa d’Oro i corridori non corrono per loro stessi ma per i loro direttori sportivi, per coloro che li seguono, che li accudiscono e la domenica li portano a correre. Qui i corridori corrono per una lira, incastonata in un portachiavi. I premi vanno al direttore sportivo. Un milione al vincitore. Mica poco per l’epoca. Una volta l’abbiamo vinta con Simone Biasci per Ubaldo Pagni e l’anno prima l’abbiamo sfiorata, sempre con Simone. Fu proprio un ragazzo di Borgo Valsugana a batterlo sulla fettuccia, forse utilizzando mezzi non consentiti, quali una ricetrasmittente con la quale riceveva indicazioni dal suo Direttore Sportivo. Ma il ciclismo è strano e per questo anche più bello. Infatti fra i due ragazzi nacque un’amicizia molto forte e l’anno successivo, fu proprio Franco Roat, ormai nella categoria Juniores, a dettare a Simone il tempo per lo scatto vincente nella volata finale.

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LA PRIMA DONNA

Si, il Gruppo Sportivo Ponte Buggianese vanta nella sua storia anche una ciclista donna. E che donna, visto che è stata capace di laurearsi campionessa toscana nella categoria esordienti con una stupenda volata in quel di Calenzano.
Manuela Pagni nasce in una famiglia dove si mangia pane e ciclismo. Il fratello ha già corso senza grandi fortune nella squadra locale. Il padre è dirigente della società. Gli amici e vicini di casa corrono in bicicletta, il ragazzino del cuore pure e così anche lei si lancia. Ha un fisico esile, molto slanciato, lunghi capelli biondi sulle spalle, occhi azzurri e un sorriso accattivante sempre stampato in faccia. E’ molto carina e sembrerebbe più adatta a calpestare passerelle di sfilate di moda che non pigiare sui pedali, ma lei non si scompone. Si allena con scrupolo, si impegna e in breve diventa fortissima, fino a vincere il titolo regionale. A fine stagione decide di smettere e di dedicarsi di più allo studio e al suo ragazzo. Ci è dispiaciuto, ma tutto sommato ha fatto bene. Non ha rovinato con sforzi eccessivi o cadute quello splendido fisico di cui dispone.

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IL TRICOLORE

Massimiliano Martini rappresenta forse l’ultimo grande atleta che ha vestito la maglia del G.S. Ponte Buggianese. Con noi ha vinto tanto, dopo anche di più, andando addirittura ad incorniciare la sua carriera con tre titoli mondiali.
Ma torniamo al tricolore. Massimiliano lo vinse nella prova in cui sarebbe diventato un autentico mattatore in campo mondiale e cioè nella cronometro a squadre corsa in rappresentanza della Regione Toscana. La gara si svolgeva al nord Italia a fine stagione. A distanza di anni bisogna ammettere che non nutrivamo una grande fiducia in questa squadra, ma invece proprio grazie alla spinta che Massimiliano seppe imprimere agli altri compagni arrivò il titolo italiano. Un titolo che non fu comunque accolto con grande enfasi da parte nostra. Non fummo capaci di tributargli il dovuto onore e i dovuti festeggiamenti. Peccato! A distanza di anni credo che questa sia comunque l’occasione opportuna per chiedergli scusa.

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LA DISGRAZIA - (clic per aprire foto)

Il 31 luglio 1998 Nicolò Dini si allenava insieme agli altri compagni di squadra come ogni giorno. Un’auto impazzita lo travolgeva uccidendolo. Qui vogliamo solo ricordare la sua vivacità, la sua gioia, le sue risate, la sua grande passione per questo sport. Abbiamo molto riflettuto se continuare l’attività o smettere per sempre. Abbiamo deciso di continuare nel suo ricordo, perché i suoi genitori ce lo hanno chiesto, perché i suoi compagni ed amici così hanno voluto. Però niente è più come prima.

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LA NOTTURNA

Ha trentadue anni ma non li dimostra. E’ stata la prima ed ancora oggi è la più bella. E’ un po’ come la settimana enigmistica: “vanta innumerevoli tentativi di imitazione”, tutti mal riusciti. Si, è proprio lei la notturna di Ponte Buggianese o come più precisamente chiamata “Gran Premio Industria Commercio ed Artigianato Pontigiano”.
A volte bisogna avere intuizione ed un briciolo di fortuna. La notturna è nata così in mezzo ad un momento propizio per il ciclismo e con un’idea geniale sulla scia dei vari criterium per professionisti che si organizzavano all’epoca.
Correva l’anno 1972 e in Toscana ed in Italia, nella categoria dilettanti imperversava un certo Francesco Moser. Suo acerrimo rivale era Walter Riccomi che spesso finiva secondo alle spalle di Francesco, ma che in qualche occasione riusciva anche a batterlo. Al giro d’Italia i due erano i super favoriti, ma un certo Giovanni Battaglin li metteva d’accordo relegando Riccomi al secondo posto. Al campionato Toscano infine Riccomi batteva Moser prendendosi in un colpo solo la rivincita per i secondi posti subiti. In questo clima di rivalità ai dirigenti pontigiani, capitanati da un super attivo Luciano Talini, venne in mente l’idea di fare una gara in notturna, che mettesse di fronte i migliori in circolazione, ma non lo stesso criterium che normalmente facevano i professionisti. Una tipo pista aperta anche alle categorie giovanili. L’occasione diventò momento di confronto e di rivincite: Riccomi voleva battere Battaglin; Moser voleva battere Riccomi che gli aveva soffiato il titolo di campione Toscano; Battaglin, sceso a Ponte Buggianese con il suo squadrone voleva ribadire la sua superiorità. Fu un successo strepitoso di spettacolo e di pubblico. Per la cronaca fu Francesco Moser ad aggiudicarsi quella gara, proiettandola nell’olimpo delle gare più note a livello nazionale. Da allora molti grandi corridori hanno onorato questa manifestazione: campioni mondiali, campioni italiani, nazionali straniere ed ancora oggi, come dicevamo all’inizio la corsa rappresenta uno dei punti fermi per l’attività dilettantistica e giovanile a livello regionale.

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IL PICCOLO GIRO DELLA TOSCANA

Quante corse ha organizzato questa società? Non si sa. Però sicuramente tante. Anzi tantissime. Però volevamo organizzare qualcosa di diverso. Qualcosa che ci distinguesse. Qualcosa che ci gratificasse. Qualcosa che portasse prestigio a Ponte Buggianese. Avevamo una fortissima squadra allievi capitanata da Simone Biasci. E allora ci venne in mente di organizzare una gara riservata agli allievi, che doveva subito avere un’impronta diversa dalle altre. E allora decidemmo di organizzare una gara che avremmo chiamato “Giro della Toscana” e che avrebbe interessato il maggior numero di province possibili. Poi ci ricordammo che già esisteva il “Piccolo Giro della Lombardia” riservato ai dilettanti e allora ci sembrò eccessivo chiamarlo “giro” e decidemmo di optare per il “Piccolo Giro della Toscana”.
Del nostro progetto interessammo l’Amministrazione comunale che subito si dimostrò entusiasta e decise di contribuire direttamente con una cifra sostanziosa e aiutandoci a reperire sponsor adeguati al tipo di manifestazione che volevamo mettere in cantiere.
Fu subito un successo. Arrivarono allievi da tutta l’Italia e il nostro Simone dovette accontentarsi del secondo posto. L’anno successivo però si riscattò vincendo alla grande su due compagni di fuga. Di tempo ne è passato, ma la gara diventa ogni anno sempre più bella ed ormai è diventata un punto di riferimento per tutti i corridori più forti che non hanno timore ad incontrarsi e misurarsi fra loro.
E’ notevole anche l’albo d’oro: molti di coloro che hanno vinto o che comunque sono saliti sul podio hanno raggiunto il professionismo. E’ una corsa che porta bene, e anche questo contribuisce al suo successo. In bocca al lupo per il prossimo anno e cominciamo già da ora a darci da fare.

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I CICLOSPORTIVI

Ci sono anche loro. Accaniti pedalatori della domenica, rappresentano una costante del gruppo sportivo dal lontano 1978. Nasce allora il primo gruppo organizzato di persone adulte che hanno la passione comune di andare a pedalare. L’anno successivo avvengono i primi passi importanti: Si fanno le divise uguali per tutti e si organizzano due gare sociali. La prima a Borghino la vince Franco Sarti che a tre giri dal termine se ne va tutto solo e taglia il traguardo a braccia alzate. Dopo un paio di minuti, Attilio Lorenzini regola il gruppo in volata. Quindici giorni dopo ad Albinatico si disputa la rivincita. Dopo metà gara va via gruppetto trascinato da Franco. Ne fanno parte Cecchi Alfeo e Nini Vasco. A due giri dalla fine rientrano anche Attilio e Lituano Cecchi. La decisione avviene in volata. In tre piombano contemporaneamente sul traguardo. Vince Attilio, secondo Franco, terzo Lituano.
Di quel gruppo molti hanno smesso, altri si sono aggregati. Il condottiero è sempre il solito però: il mitico Silvano Nannini, “il maestro”. E’ lui l’anima di questo gruppo che non invecchia mai e che apre le porte a tutti coloro che hanno passione per la bici e voglia di pedalare. Non importa se piano o forte. L’importante è pedalare.

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